La Sir Susa Scai Perugia contro i nuovi calendari. Sirci: “Sarebbe una lenta e inesorabile fine per i club”
Scritto da Redazione il 29/10/2026 
La nuova stagione ha preso il via ma c’è un argomento di discussione che anima le menti di molti. Si tratta della bozza del nuovo programma del periodo compreso tra il 2028 e il 2032 che vorrebbe incastrare gli impegni delle nazionali nel periodo invernale, che renderebbe gli impegni ancor più numerosi e ne creerebbe ulteriori problemi di gestione.
Intorno a metà novembre si saprà se lo stesso programma verrà effettivamente attuato o meno, ma il patron della Sir Susa Scai Perugia Gino Sirci entra letteralmente a gamba tesa sulla questione:
“Non siamo assolutamente d’accordo con ciò che viene espresso. C’è qualcosa di molto pericoloso perché può determinare una riduzione della popolarità della pallavolo mondiale perché l’attività dei club perderebbe valore. Capisco che le nazionali siano importanti ma questa cosa non va bene perché noi siamo altrettanto importanti. Ci sarà meno pubblico perché ci si ferma intorno a dicembre e gennaio. E ci saranno meno sponsor. Ad esempio la DHL è andata a sponsorizzare la nazionale italiana. Tutto questo può significare una lenta e inesorabile fine per noi”.
Sirci ha poi aggiunto che “i club fanno innamorare i ragazzi, pagano i transfer fanno lavorare, pagano tasse e stipendi, stabiliscono relazioni tra tifosi e sponsor. Il periodo migliore per certe manifestazioni è quello invernale, ci saranno più spettatori. Anche gli sponsor saranno disposti a pagare di più. Nel novembre 2024 il presidente Azevedo ha dichiarato che il margine netto, nel quadriennio 2024-28 è di 60 milioni all’anno. Nel 2028-32 sarà di 105, 73% di incremento. Straordinario”.
Il timore è fondato: “Ci faranno lavorare in estate, quando ci saranno meno spettatori. I guadagni saranno molto ridotti e andremo incontro ad un fallimento sicuro. Ma i club questi soldi li guadagnano? Noi fatichiamo molto per arrivare al pareggio a fine stagione. Perché penalizzare che paga il conto?”.
L’intento è chiaro: “Vogliamo uno stop a questo calendario perché è dannoso per chi rappresenta il cuore della pallavolo nel mondo. Tutti ne devono tenere conto e non bisogna prendere i poveri per dare ai ricchi. La federazione italiana è d’accordo con noi e in disaccordo con questo calendario. Poi 25 società europee anche”.
Spazio al messaggio finale: “Vogliamo comunicare questa cosa che non va bene. No clubs no volley”.
Anche i protagonisti di quello che dovrebbe essere ancora un gioco si sono voluti esprimere.
In primis Simone Giannelli, il capitano: “Se siamo qui è giusto far sentire anche le nostre parole. I club garantiscono a tutti i lavoratori gli stipendi non possono rimetterci per scelte affrettate da parte della FIVB. Vogliamo cercare di risolvere la situazione nell’interesse di tutti. Si gioca troppo, il mondiale si disputa ora ogni due anni. C’è uno stress incredibile e questo spostamento va ad inficiare sul nostro fisico e sulla nostra testa. È brutto dover fare delle scelte, serve un lavoro di squadra per rendere questo sport migliore. Ci rimetterebbe lo spettacolo”.
Le problematiche sono state espresse anche da chi queste competizioni le ha giocate e le gioca da anni, Kamil Semeniuk: “E’ già molto difficile giocare ogni competizione e tenersi in forma mentale e fisica. Con questo calendario le cose rischierebbero di complicarsi ancora di più. Mettere dentro una competizione di nazionale genererebbe confusione”.
Sulla stessa lunghezza d’onda il vice capitano dei Block Devils Oleh Plotnytskyi: “Come tutti sapete sono tornato in nazionale dopo due anni. Prepararsi alla stagione era un vantaggio, ora il tempo non c’è. Sarebbe anche un problema trovare una settimana per giocare. Parlando tutti insieme si può trovare una soluzione”.
Infine il coach Angelo Lorenzetti: “Le cose da dire sarebbero tantissime. Sono discretamente convinto che non sarà difficile gestire un lavoro di squadra perché è ciò che siamo chiamati a fare. Ma sarà difficile far stare in salute i ragazzi. Il presidente ha detto una cosa certa: da una parte il guadagno, dall’altra il bilancio. Ci vorrebbe un clima democratico che nello sport non c’è. Tenere aperto un canale non significa tenere aperto anche un negoziato. Che si apre quando una parte ha bisogno dell’altra. Sono poco fiducioso sul fatto che i potenti ascoltino”.
Enrico Fanelli – TifoGrifo.com