Perugia-Empoli 2-4. Buio pesto per il Grifo. Ora la sosta e il mercato per salvare la stagione.
Scritto da Redazione il 29/12/2017Adesso è buio pesto per il Perugia. La solita fragilità difensiva, la cronica incapacità di lettura di situazioni ed episodi. Le rituali carenze nello spirito di squadra, male celate da individualismi improduttivi. E, anche, il continuo cambio di moduli e formazioni da parte di Breda, il cui buon senso minimalista del “primo non prenderle” si infrange, per contrappunto, contro le imbarcate difensive e i gol presi a grappoli. Troppo facile per l’Empoli fare quattro gol con tre tiri e un cross (quello su cui Volta ha deviato nella propria rete). Mentre il Perugia, che comunque in avanti, sia pure a fiammate, ha dimostrato di avere il materiale per costruire qualcosa, ha sconcertato per l’ennesima volta nella linea arretrata. Tatticamente, comunque, il Perugia la partita l’ha persa nel mezzo, dove Zaic ha fatto il bello e il cattivo tempo tra le linee, senza che mai Breda trovasse le contromisure. Se si aggiunge che il Perugia ha perso tutti i duelli sulle seconde palle ed è affondato sulla fascia destra, dove Zanon ha dimostrato, se ancora ce ne fosse bisogno, che questa categoria per lui è davvero troppo; la sconfitta è in buona parte spiegata. Ora la palla passa dal campo al mercato. La società, che quando chiamò Breda probabilmente non fece la scelta più azzeccata per la situazione di quel momento, ora non sembra avere, oggettivamente, altre possibilità. Che ci creda o no, dovrà aggrapparsi al tecnico trevigiano, perché latitano sulla piazza le alternative all’altezza del compito. Dunque, anche il mercato dovrà essere ritagliato sulle idee tattiche di Breda, almeno così vorrebbe la logica. Senza però dimenticare che alcuni punti fermi da cui
ripartire questa squadra li ha, e sono anzitutto gli attaccanti e, in generale, il suo potenziale offensivo. Sarebbe un peccato snaturare queste caratteristiche in nome di un equilibrio all’insegna di un modesto buon senso prudente. Noi lo ripetiamo da tempo: la stagione si salva anzitutto valorizzando quello di buono che si ha in cascina.
Daniele Orlandi – Agenzia Stampa Italia