Pattìni, Pennette e Pamelone
Scritto da Federico Basigli il 15/09/2015
Martedì e mercoledì l’Italia di basket contro Spagna e Germani, venerdì Pennetta e Vinci a sovvertire l’ordine costituito agli US Open di tennis, sabato Aru che manda a gambe all’aria gli avversari alla Vuelta di Spagna, domenica Rossi che guadagna punti su Lorenzo nel motomondiale nella gara di casa, mettendo tra sé e lo spagnolo quasi una gara di vantaggio, la celebrazione di Aru e l’ItalBasket che raggiunge i quarti dell’Europeo. So che c’è pure un torneo che riguarda la pallavolo, ma quella non la seguo, mi scuserete.
Gran cosa per uno sportivo quello che è successo negli ultimi giorni, ma se sei un tifoso come chi vi scrive- ed immagino, probabilmente, come chi mi legge- verrebbe voglia di mettere tutto in una carriola, impachettato alla bell’e meglio, e chiedere in cambio al Dio dello sport un pareggiaccio frutto di una qualunque ignominia (chessò… un autogol di Zuparic) da riportare su da Pescara. Ahimè, n’se po’ fa. Peccato.
La sconfitta di venerdì brucia. Brucia perché lascia impressioni anche discordanti, ma con un minimo comune denominatore: bastava poco per uscire con qualcosa dalla trasferta.
Bastava, probabilmente, che l’arbitro non giudicasse da rigore un contrasto che nemmeno i telecronisti hanno capito quale fosse. Figurati.
Bastava avere almeno un paio di giocatori in più in rosa che non lasciassero buchi evidenti.
Bastava non cambiare troppo, in un contesto in cui ancora non c’è un’identità precisa.
Bastava davvero poco, perché il Pescara mi ha fatto davvero una brutta impressione.
Detto questo, come lo scorso anno, sarà bene che memorizziamo bene come funziona la Serie B, campionato da montagne russe, quindi imparare dagli errori, certo, e testa al Crotone.
Nel Perugia di Pescara sono venute fuori lacune anche preventivabili, con una sorta di effetto domino: il ruolo di terzino sinistro scoperto, Rossi allargato sulla fascia dal centro, l’innesto di Mancini, alla prima esperienza tra i professionisti (per dire, quel Goldaniga che qualcuno cita in paragone al giovane ex viola, veniva da un’ottima LegaPro, cioè aveva già intrapreso un percorso di crescita importante), a fianco di Volta. Salifu che si fa male, e non c’è un sostituto reale. Binho e Lanzafame non nel loro ruolo preferito, e quindi ancora più umorali del solito. L’inquadramento di Spinazzola ancora poco definito (sarebbe un’ala, ma schierato terzino col Como non è andato per niente male), un regista che non c’è, né che giochi basso (tipo Fossati dell’anno scorso) né che giochi alto come centrale dei 3 dietro la punta (come faceva Nakata, per capirci). Qualcuno parla di Della Rocca, ma per come me lo ricordo Della Rocca è una mezzala, non certo un playmaker.
Se è vero, come dicevo la scorsa settimana, che rispetto all’inizio dello scorso anno siamo migliorati nella coppia portiere- centravanti, è altrettanto vero che la mancanza di quei tre acquisti che credevo sarebbero arrivati negli ultimi giorni di mercato si è fatta sentire a Pescara e si farà sentire altre volte, nel corso del campionato. Rispetto al mercato, e non credo ci tornerò, mi sembra strano che si seguano due giocatori (Hegazy e Giorgi) e, non riuscendo ad acquistarli… non ci sia nessun piano B. Il problema, difatti, non è che non sono arrivati quei due: è che in una rosa che aveva due- tre buchi evidenti non è arrivato nessuno, nemmeno un prestito o un giocatore di Legapro, che se ci sai guardare qualcuno buono ne trovi. Ma porcapaletta, se ti mando a fare spesa perché ho bisogno di cibo ed al supermercato non mi trovi il prosciutto, mi vorrai riportare qualcos’altro di commestibile? Per assurdo la bresaola mi fa pure schifo, ma sempre meglio di niente… Comunque la situazione è questa (magari un ultimo accenno a Casarini, ad oggi svincolato, lo riscrivo), e starà a Bisoli mascherare le difficoltà, come fece Camplone nello scorso girone di andata per qualche falla che anche l’anno scorso fino a febbraio è esistita.
Dati questi presupposti, ripeto: adoro Santopadre, e da tifoso gli sarò sempre debitore, però non sempre è possibile “alzare l’asticella” degli obiettivi quando le condizioni non sono così chiare, anche perché poi il contraccolpo che si rischia nell’ambiente, che spesso non brilla per maturità (si sa, noi tifosi siamo uterini), è davvero pericoloso, e si traduce in situazioni che possono essere esplosive. Goretti, che posso criticare per alcune scelte e leggerezze, l’anno scorso, parlava delle squadre che avevano fatto i playoff l’anno precedente e dimostrava quanto fosse difficile confermarsi. Diceva una gran verità.
Dopodiché è anche vero che se si esaminano le rose delle cadette solo il Cagliari sembra al di sopra di ogni sospetto (e nonostante ciò quasi le prende a terni), quindi se anche 2-3 squadre (i sardi, Spezia, Cesena, io per la rosa ci metto anche l’Avellino) sulla carta ci sono superiori, anche loro hanno le loro rughe ed i valori non sono così squilibrati. Conseguentemente tanti fattori concorreranno a determinare il risultato finale: dovremmo aver capito che il campionato cadetto è spesso una lotteria, che le presunte corazzate (Catania) magari sprofondano e che un moscone, un pattìno (Carpi), può raggiungere la serie A.
e se ti dice bene bene arriva lei…
La Pamelona!
Rimessi a posto gli ormoni, sarà il caso di rafforzare il moscone, prima di chiamarlo corazzata e correre il rischio di avere il Pattìno Potemkin. Sarà necessario capire che velocità può tenere, non sperare di guadarci l’oceano senza nemmeno un intoppo, e che ci regoliamo di conseguenza. Usandolo con semplicità. Ecco, a proposito, torniamo alla partita di venerdì.
A Pescara Bisoli ha cambiato molte volte modo di giocare, che di per sé è un atteggiamento che non ha un preciso valore, né positivo né negativo. C’è chi sceglie uno schema e va avanti fino allo sfinimento e chi cambia spesso veste, non c’è una ricetta predefinita, non c’è una cosa giusta ed un errore. L’errore, eventualmente, è quando ciò avviene senza che tu abbia una fisionomia già tua. Mi spiego.
Se io voglio cambiare il mio approccio ad una partita, devo comunque avere una forte coscienza di ciò che sono: se ho quella posso anche fare delle variazioni, ma so da dove parto e chi sono. Vedere cambiare posizioni così di frequente, invece, mi ha provocato un senso di smarrimento che non vorrei sia stato non solo mio: non capivo quale fosse il verso della squadra e temo che anche i giocatori ad un certo punto si siano un po’ persi.
Vorrei essere sicuro di avere un “bene rifugio”, un modo di giocare da cui puoi derogare quanto vuoi, ma che sai che c’è. Secondo me questo modo di giocare si avvicina alla partita giocata col Como, e non tanto per il risultato, quanto perché la disposizione tattica mi è sembrata più funzionale ai giocatori in campo. Poi si può discutere se dietro la punta va meglio Di Carmine al centro e Lanza largo o Lanza centrale e uno Zapata o un Parigini esterno, ma sai che la base di gioco è quella.
Chiusura: tutti accanto alla squadra contro il Crotone, il piccolo Genoa plasmato da Juric, pupillo di Gasperini. Il Grifo ha i mezzi per fare un buon campionato a patto che le componenti remino dalla stessa parte e che si giochi con semplicità, come fatto contro il Como. Se così accadrà, potremo toglierci soddisfazioni. E spostare le asticelle- la prima, come lo scorso anno, è posizionata a quota 50 punti- mano a mano.
Forza Grifo!!!!!
Federico Basili – TifoGrifo.com