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Passerella di due ex al bacio, Dicara e Gautieri: “Perugia è dentro i nostri cuori”. Gli allievi di Galeone ricordano i bei tempi che furono, retrocessione a parte

Scritto da il 26/01/2022
 
 
 
 
 
 
 
 
Bastano un paio di battute per capire di avere a che fare con due sportivi di razza, gente di una volta, del bel calcio che fu. Carmine Gautieri e Giacomo Dicara, protagonisti mai dimenticati degli anni d’oro del Perugia di Gaucci, abili nel dare del “Tu” all’empatia, armati di umiltà, dote che appartiene ad una minoranza. Con loro è un piacere ricordare una stagione agrodolce come quella del 1996/97. Da cornice, il fascino unico di Perugia, la sua storia, i suoi misteri. Come quella retrocessione, incredibile se si pensa ai talenti di quella rosa.   
 
 
 
Dicara: “Di Perugia conservo un ricordo molto positivo. Conquistammo la promozione in serie A dopo quindici anni, ma anche la stagione successiva fu importante e formativa. La squadra era una famiglia in cui abbiamo condiviso tanti momenti irripetibili”. 
 
 
 
Gautieri: “Entrai in un gruppo di uomini veri dove fu facile inserirsi. Mi fecero sentire, sin dal primo momento, uno di loro. Percepivamo il valore del gruppo e l’attaccamento alla maglia. Non meritavamo di retrocedere per via della classifica avulsa. Un’annata balorda per come si concluse, ma quella squadra, messa in campo in un certo modo, avrebbe potuto ottenere molto più di una salvezza”. 
 
 
 
 
 
 
 
Quel “messa in campo in un certo modo”, apre le porte della discussione sul Profeta Giovanni Galeone
 
 
 
Gautieri: “Quella squadra era perfetta per Galeone, congeniale per il 4-3-3 del mister. Giocavamo bene, a tratti il nostro calcio era anche spettacolare. Quando Galeone fu esonerato, arrivò Nevio Scala. Un allenatore con un curriculum eccellente, ma quel Perugia non poteva giocare col 3-5-2. La prima cosa che mi disse fu che sarei diventato il nuovo Benarrivo, ma non avevo le caratteristiche per giocare da terzino. Ebbi notevoli difficoltà ed il mio rendimento subì un calo notevole”.
 
 
 
Dicara: “Eravamo una squadra che giocava a memoria, che si incarnava ed identificava nel pensiero di Galeone. Calciatori come Gautieri non esistono più. L’ala per Galeone non avrebbe mai dovuto retrocedere oltre la metà campo perché doveva  preoccuparsi della sola fase offensiva. Il gioco era veloce, con tre passaggi eravamo in porta proprio grazie alle ripartenze. Galeone sapeva esaltare le caratteristiche di Carmine, che aveva dribbling per la ricerca degli spazi, ed i suoi cross erano perfetti per chi sapeva inserirsi in zona gol. Quando questa filosofia è stata stravolta, siamo andati in difficoltà. Scala impostò tutto sul possesso palla, ma quando subivamo il gol, non avevamo la forza per replicare. Scala puntava sulle finalizzazioni dei singoli, ma quella squadra non c’erano le individualità che aveva a Parma e che gli permisero di conquistare svariati trofei. Penso ad Asprilla e Zola, solo per citarne due.
 
 
 
 
 
 
 
Ricostruiamo i fatti: sin dall’ inizio  di stagione i rapporti tra Galeone e Gaucci erano tesi. Due i momenti cruciali. 
 
 
 
Gautieri: “Prima della partita di Coppa Italia contro la Nocerina al Curi, che perdemmo per 2-1, Gaucci fece scendere dall’ autobus Trombetta, vice di Galeone. Ricordo la tensione percepita in quei momenti, il volto scuro del mister. Quella sera si ruppe il giocattolo. Galeone, oltre ad essere un grandissimo tecnico, è anche una grandissima persona. Si è sempre schierato con la squadra, ma da parte nostra non abbiamo fatto mai nulla contro la società. Certo è che le tensioni non facevano bene, spesso si parlava più di questi problemi che di quelli del campo”. 
 
 
 
Un’altra testimonianza precisa arriva da Dicara“Le cose degenerarono definitivamente durante la partita casalinga contro la Lazio. Perdemmo 2-1, Galeone fu espulso e quando lasciò il campo fu applaudito dal pubblico. A fine partita, invece, Luciano Gaucci ricevette numerosi fischi. Perugia era divisa in due tronconi, così come la stampa. Da una parte la fazione del presidente, dall’altra quella pro Galeone. In sala stampa Galeone si presentò con il suo cane, Gaucci non gradì e si infuriò”.
 
 
 
 
 
 
 
Contro Galeone qualcuno contribuì ad alimentare fantasie. Sia Dicara che Gautieri non ne fanno mistero.
 
 
 
Dicara: “Quando si vuole colpire qualcuno, si inventano cavolate. Successe la stessa cosa anche nei confronti di Galeone. Ormai volevano mandarlo via ad ogni costo. Galeone è stato un secondo padre, l’ho conosciuto bene non solo a Perugia, ma anche a Pescara. Gli fecero appositamente terra bruciata intorno. A rimetterci fu la squadra, che passò dall’essere abituata a giocare con la mente libera, a dover fronteggiare continue tensioni”.
 
 
 
Gautieri: “E’ più facile attribuire le colpe ad allenatore e calciatori, quando invece servirebbe maggiore equilibrio da parte delle società. A quel Perugia, purtroppo, mancò il necessario equilibrio e furono attribuite, ingenerosamente, colpe all’allenatore. I risultati, però, erano dalla sua parte”. 
 
 
 
 
 
 
 
Quella squadra oltre al Profeta perse anche uno dei suoi adepti, Massimiliano Allegri.
 
 
 
Gautieri: “Allegri è diventato un grandissimo allenatore. Era sempre giocoso, ma in campo era un grande, così come nello spogliatoio. La sua cessione al Padova fu un brutto colpo che faticammo a metabolizzare”.
 
 
 
Dicara: “Si, si, Max era una di quelle persone che nello spogliatoio rendeva le cose più semplici, sapeva cementare il gruppo. Fu una brutta botta vederlo andare via. Gautieri era abile quando bisognava sdrammatizzare la situazione, con le sue battute e risate riusciva a tirar su su di morale della squadra”. 
 
 
 
 
 
 
 
Non solo spine, se da una parte manco equilibrio, quello che non mancò mai fu la costante attenzione di Gaucci verso i suoi calciatori. Continui attestati di stima e generosità. 
 
 
 
Gautieri: Presidenti come Gaucci non esistono più. Stiamo parlando di un uomo speciale, che ci ha sempre messo la faccia. Lui come Rozzi, Anconetani e Sensi, appartengono ad un altro calcio. A loro bastava una stretta di mano per rispettare la parola data. Ancora oggi mi sento in dovere di ringraziare Gaucci per avermi concesso la possibilità di andare alla Roma. Ne parlammo, comprese le mie ambizioni promettendomi di non ostacolare la trattativa e così fece. Amava inoltre rispettare i ruoli, non si è mai intromesso in aspetti tecnici. Non ha mai voluto fare la formazione, cosa che, invece, ho vissuto da allenatore durante la mia esperienza a Livorno. Avevamo la serie A a soli tre punti e Spinelli mi esonerò perché feci giocare Cutolo e non Siligardi. Il presidente si rese conto di aver fatto un sciocchezza e lo ammise pubblicamente”.
 
 
 
Dicara: “Gaucci era un vulcano, bisognava lasciarlo sbollire. Attraversato l’uragano di impulsività, si tranquillizzava. Era un uomo che non serbava rancore. Quando finivamo in ritiro, non mancavano attenzioni da parte sua. Ricordo i premi sontuosi durante il gioco del “Mercante in fiera”. Era innovativo, geniale. Penso a Nakata, alla Morace in panchina, a Gheddafi, alla calciatrice donna che voleva tesserare”. 
 
 
 
 
 
 
 
Perugia, una tappa fondamentale per entrambi. 
 
 
 
Dicara: “Perugia è una seconda casa, ho tantissimi amici, ci sono stato sei anni. Da calciatore legai tanto con Gautieri e Giunti. Gautieri era un compagno incredibile, grande uomo spogliatoio. Quando sono andato a trovarlo a Lanciano dove allenava, ci siamo scambiati abbracci fraterni nel ricordo di quei tempi. Mi ritengo altruista e disponibile, mi lego alle persone e dono loro tutto me stesso. Credo nei valori di lealtà ed amicizia. Sono tornato a Perugia anche da allenatore con Camplone, ed abbiamo vissuto tre stagioni straordinarie. Al primo anno sostituimmo Battistini, molto amato dalla piazza. Fu un Perugia bellissimo che purtroppo si fermò contro il Pisa ai playoff. Nella stagione successiva conquistammo la promozione in B. Indimenticabili il gol di Sprocati ad Ascoli e quello di Moscati al Frosinone. In serie B lanciammo calciatori importanti come Goldaniga, Verre e Fabinho. La squadra praticava un calcio piacevole ed efficace che, in qualche modo, ci ha riportato ai tempi in cui giocavamo noi”. 
 
 
 
Gautieri: “Perugia è stata fondamentale per la mia carriera perché mi ha consacrato. La città è bellissima, ci torno spesso. Mi ha completato come uomo e come calciatore.Ho trovato amici veri come Dicara e Giunti. Anche se oggi ci sentiamo poco, la vera amicizia non tramonta mai”. 
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