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L’avvocato del diavolo

Scritto da il 06/12/2015

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In sede di presentazione della partita contro il Modena avevamo avvertito di non fidarsi “della classifica deficitaria dei canarini. E’ una squadra con evidenti limiti nella costruzione del gioco, ma robusta e rognosa come poche, che sa alla perfezione come non far giocare al calcio gli avversari in casa propria (chiedere al Cagliari), pericolosa in contropiede e per averne ragione ci vorrà un super Grifo”. E dopo aver avvertito sull’alta probabilità di un Provedel che avrebbe fatto i miracoli, avevamo lanciato la seguente scommessa ai limiti dell’incredibile: “Ma verrà bucato (Provedel). Da chi? Non lo sappiamo. Ma ci sbilanciamo sul come. Di testa”.

Come sia andata (anche stavolta…)è sotto agli occhi di tutti.

Rifuggiamo la tentazione di andare a cercare petrolio in Salento e approfondiamo l’analisi. Nel primo tempo è stato un Grifo spettacolare. Famelico. Non appena ha deciso di alzare i ritmi, il risultato è stato devastante. Il 4-3-3 (lo abbiamo scritto fino alla noia sin da quando eravamo terz’ultimi) è il turbo nel motore di una squadra nata e costruita in estate per eliminare il difetto principale di quella della passata stagione. La fragilità difensiva. Obiettivo raggiunto alla grandissima, perché il Perugia del Curi è un bunker capace di stracciare tutti i record addirittura a livello europeo. Ma è con gli interpreti, tutti tirati a lucido, che con questo modulo il Perugia attuale incanta. E’ anzitutto una squadra equilibrata, corta e forte nel palleggio, imprendibile nei suoi esterni offensivi. Che sfrutta in fase di spinta entrambe le fasce, creando sempre la superiorità numerica con Del Prete da una parte e Spinazzola dall’altra, bravi non solo nei tempi di inserimento, ma anche nella qualità delle soluzioni che offrono agli attaccanti. Capace nel mezzo di recuperare palla in fretta e aprire linee di passaggio lineari e a volta geniali, grazie ai piedi buoni ed al dinamismo di Della Rocca e del fenomenale Zebli, orchestrati alla grande da un Taddei che fa per davvero la differenza con palla girata di prima e sempre nella direzione giusta e che può crescere ancora. Lì davanti fiaccole con Parigini che partendo da sinistra alla Insigne, finalmente comincia a spaccare le partite anche dall’inizio (e non in corsa come gli capitava lo scorso anno), Drolè (che se imparasse anche a tirare e a giocare un pochino con la testa non so dove potrebbe arrivare con quei numeri) e Di Carmine, mobile, abile a smarcarsi e difendere palla e a chiudere sempre puntuale la giocata anche di testa. Grande Grifo, altrochè. Plasmato per merito di Bisoli, straordinario nel riconvertire i troppi solisti a disposizione in un’orchestra a tratti degna dei migliori palcoscenici. Anzi, del Migliore. Anche in assenza di interpreti del calibro di Rizzo, di Salifu, di Alhassan, di Ardemagni, di Fabinho, di Lanzafame. Quelli dei giorni migliori. Che saranno decisivi da qui in avanti se al massimo dell’efficienza fisica e se avranno la volontà di mettersi a disposizione accettando per il bene comune anche qualche panchina senza mugugni o musi lunghi.

A tratti, si diceva, perché poi nel secondo tempo non è stata suonata la stessa musica e sarebbe stato un vero peccato uscire di scena senza la standing ovation. Un po’ ha ragione Bisoli nel dire che le partite vanno chiuse prima, quando ne hai la possibilità, perché altrimenti si rischia, ma se in campo non hai Higuain o simili con percentuale realizzativa prossima al 100% è dura. Se il primo tempo fosse finito 3-0 nessuno avrebbe potuto dire nulla ed è stato un peccato lasciare in bilico il risultato sino alla fine. Un po’ bisogna pure considerare che nel calcio esistono anche gli avversari con le rispettive qualità e la voglia di non dire “prego, s’accomodi”, avversari che nella fattispecie hanno pressato più alto, hanno marcato a uomo i nostri centrocampisti, hanno mostrato molta più determinazione nei contrasti e nelle seconde palle. Ma molto – crediamo- sia dipeso dal fatto che il Perugia abbia smesso di giocare da squadra, sia calato di intensità ed abbia più puntato a gestire più che ad affondare alla ricerca del gol della tranquillità. E questo è stato un errore, proprio perché non avendo a disposizione Higuain o simili occorre spingere sino a quando il risultato non è al sicuro se si vogliono evitare rischi, senza pensare troppo ad amministrare.

Le prossime due partite diranno per davvero quale sarà il campionato che attenderà il Perugia nella presente stagione. Le partite spartiacque che diranno se il Grifo potrà puntellare e rafforzare la posizione in zona playoff o se invece potrà addirittura inserirsi nella lotta per la promozione diretta. Perché c’è poco da fare. Se vuoi coltivare determinate ambizioni, ora che ne possiedi appieno tutti i requisiti, devi importi soprattutto contro chi ti precede in classifica ed è stato costruito per vincere.

Si comincia martedì con il Novara e sarà spettacolo. Al Novara mancherà un pezzo da novanta. Gonzalez. Al Perugia altrettanto. Zebli. Il Novara ha un grande portiere. Il Perugia ha Rosati. Il Novara è solido e tende ad imporre il proprio gioco. Gioca con il 4-2-3-1, sfrutta molto bene gli spazi, ha diverse soluzioni ed è molto pericoloso con Viola nei calci piazzati, con Galabinov sulle palle alte e con Corazza in velocità. Il Perugia non ha proprio niente di meno e vincerà la partita costringendo gli esterni (difensivi e offensivi) a rincorrere i nostri. Sfruttando la superiorità numerica in mezzo al campo e lanciando in velocità le nostre punte esterne. Ma soprattutto giocando con intensità. Tanta intensità.

Forza Grifo, ti vogliamo così. Famelico.

 

Michele Antognoni – TifoGrifo.com

Scritto da
il 06/12/2015.
Registrato sotto PERUGIA CALCIO, Primo Piano.

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