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Giornalisti a lezione tattica dal tecnico Camplone

Scritto da il 15/01/2015

lezionecamplone1Ieri, non solo noi giornalisti che seguiamo il Perugia siamo andati a scuola di tattica calcistica da Camplone. Era una lezione valida per i corsi di formazione dell’Ordine che ci ha permesso di entrare in contatto con i segreti della preparazione della partita nel calcio professionistico. Abbiamo appreso i reconditi metodi usati dai tecnici nel pre-incontro per trovare tutti punti deboli degli avversari e creare i presupposti teorici del successo. Ossia l’arte di mettere i propri atleti nelle migliori condizioni per portare a casa una vittoria.

Di scena c’era l’allenatore del Perugia Andrea Camplone. Un geniale integralista che fa della meticolosità, del gran lavoro e della coerenza tattica il suo credo. Per la serie: non esiste altro metodo al di fuori del 4-3-3. E’ il calcio offensivo con sue geometriche finalizzazioni a rendere magico il pallone, a far divertire i giocatori ed a regalare infinite emozioni ai tifosi. E’ il dinamico movimento armonico dell’insieme e la ricerca sobria della bellezza estetica che si esplicita in giocate sublimi che mandano in visibilio gli spettatori, che rende il calcio l’attività ludica più affascinante, seguita ed amata dalla gente. Questa è la filosofia di gioco di Camplone. Dice Zeman che per attuare il gioco offensivo ci vuole coraggio. Audacia, testardaggine e professionalità di cui il tecnico del Grifo primeggia. E’ stata una lezione magistrale dove l’allenatore del Biancorossi si è trovato a suo agio davanti una platea di giornalisti attenti ed interessati. Lo dimostra il fatto che la lavagna dove l’infaticabile tecnico perugino mostrava i suoi innumerevoli appunti è stata inondata di schemi e consumata fino all’ultimo foglio. Poi, si è parlato di tattica, di catena di destra, di sinistra, di sovrapposizioni, di superiorità numerica, di ampiezza, di profondità, di movimenti, di contro-movimenti e di tanti altri termini tecnici. Alla fine, Camplone ci ha preso gusto nell’insegnare, dimostrando di trovandosi a suo agio in cattedra. L’ha fatto, forse, nella speranza di dare ai giornalisti gli strumenti giusti per giudicare meglio il suo operato? La verità è che lui, da bravo professionista quale è, ama il calcio, crede fermamente nel modulo offensivo e nel suo lavoro. In pratica ha i requisiti giusti per fare bene. Le controindicazioni sono: tutti i suoi referenti sono pronti a comprendere fino in fondo la sua filosofia di gioco, i suoi dettami e finalità tattiche da lui professate? In ciò che comporta apertura mentale, massima applicazione e dedizione, sacrifici, coralità nelle giocate, mentalità offensiva e grande dispendio di energie? E’ utopia il suo credo oppure le sue idee si possono affermare in un mondo del pallone dove contano la carriere personali, i soldi, i procuratori ed i risultati? Inoltre, la ricerca ossessionata dell’estetica pura anche nel calcio fa correre il rischio di scadere nella pura inutile accademia ( miglior possesso palla e IV peggiore attacco delle 22 squadre l’hanno dimostrato). Allora vale il motto latino. “In medio stat virtus”, ossia «la virtù sta nel mezzo», cioè la virtù sta nel saper tenere in equilibrio le cose. Per esperienza diretta rilevo che avere una giusta elasticità di pensiero aiuta “l’integralista” a migliorare se stesso ed a realizzare le idee che si professano.  A me la lezione è piaciuta molto, per questo voglio ringraziare Camplone per la sua disponibilità a trasmetterci le sue conoscenze. Ora, la palla passa a noi giornalisti ed al rettangolo verde, ossia, all’apparir del vero e della verifica. Momento in cui ad essere “sotto esame” saremo noi e i risultati del Perugia. Infatti, arricchiti delle sue interessanti concezioni, sarà dai contenuti delle cronache che scriveremo sul  gioco espresso dal Grifo che si capirà se la lezione ci è stata utile non solo per conoscere più in dettaglio il mondo del calcio, per giudicare meglio le scelte tecnico-tattiche di Camplone, ma anche se la contaminazione ed il suo modo di pensare hanno fatto breccia su di noi. Viceversa, non dobbiamo e possiamo dimenticare che se la teoria è bella ed affascinate, al tempo stesso è anche molto pericolosa. Lo è perché nella spietata epoca in cui viviamo contano solo i riscontri positivi. Il resto è pura inutile dialettica. Un superfluo primato nel mondo senza gloria del virtuale.

Ettore Bertolini – TifoGrifo.com

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il 15/01/2015.
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