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Gianluca Comotto: Esempio di altruismo per amore del Grifo

Scritto da il 03/02/2016

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Dopo 30 lunghi anni di carriera Gianluca Comotto lascia il calcio giocato e diventa dirigente del Perugia. Un esempio per tutti di come si possa razionalmente rinunciare a qualcosa che si ama e decidere di fare un passo indietro per farne fare due in avanti al Perugia. Scelta di grande altruismo, decisione difficile che non ti fa dormire per due notti come ci ha confessato. Un gesto di umiltà e di responsabilità estremi. Per la serie come chiudere la carriere stimato e considerato da tutti. Perché, lo ribadisce lui, il momento giusto è quando a qualcuno gli dispiace ancora. E sono in tantissimi a cui dispiace che il capitano da uomo simbolo in campo sia destinato ad un altro importante incarico in società. Ma, attenzione lui starà sempre vicino ai compagni. Tutta colpa di un controverso regolamento federale (lista dei calciatori sopra i 23 anni, altrimenti si paga un ammenda) Ma Comotto è uomo vero e quando afferma: ” nonostante io abbia vinto un girone di champions league e campionati vari. La stagione più emozionate della mia carriera, lo dico senza vergogna, è stata l’anno di lega pro (2013-2014 ndr) in cui ho vinto qua il campionato con il Perugia”. Allo scandire di tutte queste significative parole, tutti i presenti alla conferenza vengono i brividi e scattano fragorosi gli applausi. Si sciolgono pure anche i più “gelidi” giornalisti perché Comotto rappresenta un esempio positivo di cui il calcio ha bisogno. Ma Comotto ricorda che la vita è fatta di rapporti sinceri, di sensazioni e quando passava per Perugia, questo luogo magico a lui provocava sempre percezioni particolari e quando lo ha chiamato Santopadre, ho dato seguito al mio istinto e sono venuto a giocare a Perugia anche in Lega Pro, un campionato a cui non avevo mai partecipato. Giù il cappello signori per Comotto a cui dobbiamo tributare la giusta ovazione per la rinuncia che ha fatto. Un gesto di altruismo che rimarrà nella gloriosa storia del Grifo!

Conferenza di Comotto

Apre la conferenza Gianluca Comotto: “Sapete perché sono qua ed è un momento che non avrei voluto che arrivasse mai. Invece, poi, la verità che mi sono trovato a decidere in 24 ore a chiudere qua ncon il calcio giocato.
E’ stata una scelta dettata dal fatto che non ho voluto essere un egoista, perché non lo sono mai stato, e poi, soprattutto, penso che il capitano di una squadra, come prima cosa deve saper sacrificarsi e sapere quando è arrivato il momento di mettersi da parte. Il sacrificio dettato dal fatto che avrei fatto un torto a qualcuno magari più giovane di me. Qualcuno che avrebbe potuto aiutare più di me la squadra. Quindi alla fine dei conti è una cosa abbastanza razionale, comunque difficile, perché poi passano alla mente 30 anni vissuti sui campi. Mi ha mandato un messaggio mi padre che mi ricordava che sono passati 30 anni che mi veniva a vedere sui campi. Il distacco è sempre forte, però mi ritengo un ragazzo fortunato, intanto perché ho conosciuto la persona che sta al mio fianco (il presidente Massimiliano Santopadre ndr) e che si sta rivelando la persona più importante per la mia carriera ed è colui che mi permetterà di proseguire nel mondo che io adoro ed in cui voglio rimanere a tutti i costi. Quindi intanto vanno i ringraziamenti a lui. Poi l’emozioni sono tante vuole essere un messaggio positivo perché poi il calcio, alla fine, viene preso per le cose brutte. Penso che questo gesto sia il degno coronamento di una carriera importante. Spero che questo venga preso come un gesto che rimarrà. Questo assolutamente. Poi che dire, voglio dare continuità allo spogliatoio ed al gruppo. I ragazzi mi hanno chiesto di rimanere sempre in contatto con loro ed io ho bene accettato; quindi mi allenerò con la squadra, cercando di avere sempre la testa giusta. Il regolamento mi permette di andare in panchina, quindi sarò sempre a contatto con loro, cercando di fare quello che ho fatto fino adesso, cioè di dare una mano quando è il caso e di intervenire quando c’è bisogno. Alla fine anche un modo di lasciare il calcio in una maniera meno traumatica di come pensavo. Mi ritengo fortunato anche sotto questo punto di vista. Sono fortunato perché lascio questa piazza dove ho avuto tante soddisfazione e nonostante la champions league, nonostante ho vinto un girone di champions league e campionati vari. La stagione più emozionate della mia carriera, lo dico senza vergogna, è stata l’anno di lega pro (2013-2014 ndr) in cui ho vinto qua il campionato con il Perugia. Quindi più degna maniera di chiudere non c’è. Sono emozionato, però consapevole ed allo stesso tempo felice di quello che sto facendo”.

Domande dei giornalisti: non c’è il rammarico di aver fatto l’ultima partita con la maglia del Grifo?

Comotto: Il regolamento prevede che io possa giocare, però non ci diamo limiti, comunque vediamo, rimane il fatto che pagando un’ammenda io possa scendere in campo. Però vediamo non è così fondamentale, ma è logico che io però un pensiero nell’ambito della testa e me lo tengo e vediamo un pochettino cosa succede.

Domande dei giornalisti: La decisione era stata stabilita con il Perugia?

Comotto: era una cosa che si era già stabilita con la società lo scorso anno. Quindi dare continuità qui a Perugia era stata già stato sottoscritto. Non ha importanza quale sarà il ruolo perché comunque mi sento parte del progetto in maniera totale. in sintonia con il presidente, i nostri direttori, con l’allenatore, Quindi è solo un dettaglio questo, penso che un calciatore quando smette debba mettere da parte tutto quello che ha fatto prima e ricominciare d’accapo ed avere l’umiltà per avere la voglia di imparare. Sono caratteristiche che io ho e metterò sul campo anche da dirigente.

Domande dei giornalisti: sarai un capitano non giocatore?

Comotto: Ora. forse la figura che non si è mai vista in questi quattro mesi sarà quella del dirigente non giocatore, penso che sarò il primo al mondo. Poi, un’altra cosa che mi viene così in mente un aneddoto. Avevo chiesto ad un grande giocatore con cui giocavo gli chiesi: quando è il momento giusto per smettere? Lui mi rispose: quando a qualcuno gli dispiace ancora. E penso che a qualcuno gli dispiace ancora, allora ho centrato il momento anche in questo senso.

Ettore Bertolini- TifoGrifo.com

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il 03/02/2016.
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