Arezzo-Perugia 2-0. È tornato il Grifo da trasferta: pavido e sconclusionato.
Scritto da Redazione il 05/04/2025Una doccia gelata, una partita che ha riproposto come un incubo tutti i limiti di approccio, caratteriali, tecnici e tattici che avevano caratterizzato l’era pre Cangelosi. Nella serata in cui il tecnico siciliano ha messo da parte la prudenza e ha provato a giocarsela più apertamente col 4/3/3, il Perugia non tocca palla, subisce le folate degli aretini e perde la partita anzitutto sul piano dell’aggressività e dell’intensità. Perché l’Arezzo interpreta alla perfezione lo spirito del derby, aggredisce a tutto campo, uomo su uomo dall’inizio alla fine. I grifoni entrano subito in confusione e non ne escono mai. Sovrastati in velocità, potenza fisica e coraggio. Si, coraggio, perché nel 4/3/3 le mezzali sono fondamentali in fase propositiva se aggrediscono gli spazi in avanti. Invece, per tutto il match Broh e Giunti restano rattrappiti dietro, pavidi e inconcludenti, schiacciati dai corrispettivi toscani, tra i quali è spiccato l’ex Dezi. In tutte le zone del campo, comunque, gli uomini di Bucchi (la cui esultanza francamente smodata a fine gara non è piaciuta ai tifosi perugini) hanno avuto la meglio. Se in fase di costruzione il Grifo ha perso palla spesso, la prima conseguenza è stata che gli attaccanti son rimasti isolati come nei momenti peggiori della stagione. Ma Matos, Kanoute e Montevago ci hanno comunque messo del loro non controllando decentemente nessun pallone e non cercando mai la profondità. Quanto alla difesa, se è vero che il 4/3/3 ha dato meno protezione, è anche un dato di fatto che si sono ripetuti errori individuali, a iniziare dall’appoggio sbagliato di Amoran che ha dato il via al primo gol. Il difensore sarà anche cresciuto nelle ultime gare, ma puntualmente ogni partita almeno una frittata la cucina sempre. E anche Gemello non è sembrato irreprensibile sui due tiri dalla distanza che hanno causato i gol aretini. Così va in archivio l’ennesima partita senza gol e punti fuori casa, senza idee e coraggio, una rassegna di individualismi fini a se stessi senza spirito di squadra. Ne esce ridimensionato tutto quanto di buono è stato detto, forse troppo repentinamente, sulla squadra e su Cangelosi. Perché se quello di Arezzo era un esame di maturità, l’hanno fallito tutti. E questo deve far riflettere non solo in prospettiva play off (dai quali comunque il Perugia è fuori, al momento) ma anche guardando alla prossima stagione. Per la quale serviranno idee e capacità di realizzarle scegliendo gli uomini giusti per qualità tecniche e personalità.
Daniele Orlandi – Agenzia Stampa italia