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Approfondimento tecnico a cura di Michele Antognoni

Scritto da il 17/05/2015

Approfondimento_antognoni

Signore e Signori. La neopromossa Perugia è entrata nei play off dalla porta principale. Con una giornata d’anticipo. Sesto posto almeno in cassaforte. E scusate se è poco. Dopo un cammino tortuoso che l’ha fatta iniziare alla grande con un calcio champagne regale scialitosi dopo appena una manciata di giornate (causa le troppe assenze contemporanee),  cui ha fatto seguito una parziale ripresa ed una successiva rivoluzione ed una involuzione tattica, che ha portato ad imboccare il tunnel di una crisi presaga di scenari funesti, a causa di una rosa carente nel numero e nella qualità degli interpreti. C’è voluta la terapia d’urto costituita da sei innesti più due (Fabinho e Lanzafame)  di peso a gennaio, qualcuno di spessore assoluto ( Faraoni, Rizzo, Ardemagni)  voluti dal Presidente per alimentare le proprie ambizioni in quel nuovo campionato che era il girone di ritorno (e scelti con indubbio, geniale intuito e competenza da Goretti) , il giusto tempo per portare tutti (soprattutto Mantovani) a livelli di condizione e di amalgama accettabili, un signor calciatore relegato ingiustamente ed incomprensibilmente ai margini ed assurto invece ad indiscusso protagonista (Koprivec) ed ecco che il brutto anatroccolo spaurito e senza un filo logico, che poco arrivava alla conclusione e molta acqua imbarcava dietro ( quasi due gol a partita)  visto in campo dalla partita casalinga contro il Latina e sino alla quarta di ritorno a Vicenza, giunto a meno tre dalla zona play out, è cresciuto,  si è rivitalizzato e si è trasformato nel bel principe ammirato contro il Carpi.

Alt. Dimentichiamo un dettaglio.

Si chiama Andrea Camplone.

Che se il Presidente avesse dato retta a qualche buontempone che lo aveva quasi convinto a defenestrarlo per far posto ad un Atzori, un Calori o un  Aglietti adesso staremmo a commentare esattamente (o quasi) ciò che commentano ora a Brescia o a Catania. Perché, ad esempio,  anche a voler aggiungere alle ‘rondinelle’ i sei punti che giustamente gli sono stati tolti per imbarazzanti problemi societari, la sostanza non cambia: il Brescia avrebbe 45 punti e sarebbe  in piena bagarre play out/retrocessione. Pur avendo fior di giocatori. Di Cesare, Benali, H’Maidat, Bentivoglio, Sestu, Corvia, Caracciolo non è gente qualunque, ed anche il resto della rosa non è male ( Coly, Zambelli, Arcari, Scaglia, Budel, cc.). Questo significa solo una cosa: che tra i 63 punti del Perugia ed i 45 del Brescia ci sarà pure qualche problema in meno e qualche giocatore di maggior qualità in più. 5-7 punti al massimo. Ma almeno 10 punti di differenza li porta Andrea Camplone. Sarà bene non dimenticarlo a futura memoria, soprattutto se le sirene dalle parti di casa sua cominceranno a suonare la cetra a ritmo battente. Ed era pure sacrosanto, obietterà qualcuno, che con la squadra che gli è stata messa a disposizione dopo gennaio aveva il dovere di raggiungere questo traguardo. Ma questo dovere non ce l’avevano anche (ed a maggior ragione) il Catania, il Bari, il Livorno o il Pescara e soprattutto il Bologna, che dopo gennaio doveva ammazzare il campionato? Gillet, Del Prete, Belmonte Schiavi, Ceccarelli, Rinaudo, Rosina, Castro, Calaiò, Maniero nel Catania (vado a braccio e ne dimentico sicuro qualcuno); De Luca, Galano, Caputo, Ebagua, Malele, Donati nel Bari; Memushaj, Bjiarnason, Melchiorri, Sansovini, Caprari, Pasquato, Politano, Pettinari nel Pescara; Lambrughi, Luci, Biagianti, Moscati, Siquera, Jelenic, Vantaggiato, Siligardi, Belinghieri, Galabinov, Jefferson nel Livorno; tutto il Bologna senza nominare anche il magazziniere. Tra Bologna e Perugia, come importanza di nomi, monte ingaggi e qualità di rosa, ci possono stare anche dieci/dodici punti. Sei/otto col Catania, tre-quattro con Bari e Pescara. Leggete la classifica, gli avvicendamenti nelle rispettive panchine, confrontatele medie voti dei calciatori avversari con quelle dei Grifoni e capirete. Che in campo non ci vanno i nomi e gli ingaggi, ma gente che ha voglia di emergere e correre. E che i risultati li riportano gli allenatori come Castori, Stellone, Marino, Camplone che pur partendo da modi diversi e lontani tra loro di concepire il calcio, di calcio ne capiscono per davvero.

Camplone non è stato solo esemplare in questa stagione. Lo è stato ancor più nella gara contro il Carpi che ci ha regalato il pass per i play off.  Contro ogni previsione e contro ( apparentemente) ogni logica è tornato al suo primo amore, a quelle certezze di cui aveva parlato ripetutamente come della maggior risorsa cui attingere. Il suo 4-3-3 che aveva messo in soffitta definitivamente dopo la disfatta di Vicenza, che gli stava per costare la panchina ed al Perugia forse la permanenza nella categoria. Confesso di aver avuto molta paura nel vedere il ritorno della difesa a quattro, in una gara decisiva ed al cospetto di avversari incompleti ma assai temibili pur se con la pancia piena e stimoli carenti. Ecco, non sminuirei affatto la portata ed i meriti dei Grifoni,  come giustamente ha riconosciuto nel post gara l’ottimo e onesto Castori nel suo irresistibile accento maceratese (‘Il Peruscia’ pronunciato alla sua maniera fa ammazzare). Perchè il Carpi aveva in verità solo 3 assenze importanti: M’ Bakogu, Lollo e Pasciuti. Suagher in difesa si alterna agli altri titolari. Ma per il resto la difesa migliore del campionato era al completo con Gabriel in porta, Struna, Romagnoli, Gagliolo e Letizia. Per non parlare dei due centrali di centrocampo (Porcari e Bianco), di Di Gaudio e di Kevin Lasagna, vera rivelazione del torneo, quello che con una doppietta spezzò le reni al Rigamonti al lanciatissimo Vicenza e da tutti ritenuto molto più di un’alternativa a M’Bakogu. Aveva ragione Camplone a dire di ispirarsi al suo amico Allegri: ne ha tratto insegnamento soprattutto perchè il buon Max fa delle partenze a razzo nelle partite una delle armi segrete della sua indimenticabile annata. Ed il Grifo ha avuto l’enorme merito di segnare due gol nei primi 13 minuti ad una difesa che fuori casa, fino a quel momento, ne aveva subiti appena 13. Senza mai subire, tranne che in una circostanza, pericoli particolari al cospetto di avversari assai veloci. Come mai? Perchè il Perugia è partito aggressivo, ha difeso basso, togliendosi campo alle spalle e togliendolo soprattutto alle sgroppate in velocità di Lasagna e Di Gaudio. Che contro Giacomazzi ed Hegazy potevano rivelarsi letali. Ed invece i nostri due centrali sono stati perfetti. In mezzo al campo, Fossati ( tornato sui propri eccellenti livelli) andava prendere palla in posizione laterale, portandosi molto intelligentemente appresso Porcari e Bianco che su di lui avevano preparato partita e pressing alto, liberando così spazi per l’estro di Valerio Verre che in giornata di grazia come venerdì fa la differenza.  Da applausi l’azione in ripartenza fulminea e l’assist di Fossati per Ardemagni nel primo gol ed il recupero di Rizzo dopo due interminabili mesi. In attacco Camplone sembra abbia esclamato ‘Eureka!’per aver trovato quella formula giusta a lungo cercata. Ardemagni finalmente punta centrale e solitaria, Falcinelli soprattutto che partendo da destra si muove sempre per accentrarsi e liberare il suo potente mancino fronte alla porta e Fabinho libero di imperversare e di creare la superiorità numerica sulla corsia preferita avendo 40 metri di campo per sgroppare. Ecco, questo modulo e con questi interpreti, in queste condizioni fisiche e mentali, il Perugia sembra avere e dare equilibrio in ogni zona del campo e garantire un calcio spettacolare. E potrebbe sembrare un paradosso, poichè la nuova, perfetta quadratura è arrivata quando a star fuori sono stati nientemeno che Goldaniga, Comotto, Mantovani e Lanzafame e l’interprete chiave ed insostituibile in questo modulo (Fabinho, unica ala vera del Perugia) ha steccato clamorosamente come purtroppo spesso, troppo spesso sta accadendo ultimamente. Perché il calcio esige equilibrio. E se questo equilibrio viene dato da un modulo non replicabile con interpreti diversi (impensabile sostituire Fabinho come terzo d’attacco a sinistra: in quel ruolo deve giocare un’ala pura e tutti gli altri uomini offensivi del Grifo invece sono attaccanti) allora, nel perdurare della crisi di Fabinho ed avendo a disposizione fior di soluzioni (Lanzafame, Parigini) vanno tentate altre strade tattiche, già sperimentate. Perché ai playoff sarà vietato improvvisare e/o adattare. Ma adattarsi, sorprendere, colpire.

Già,  i play off. Grandissimo e inaspettato traguardo che non lascia spazio ad altro che ad un contenuto entusiasmo. Perchè intanto c’è da vedere se fosse possibile ritagliarsi una posizione migliore della sesta attuale che potrebbe rivelarsi di fondamentale importanza per raggiungere l’Obiettivo. Sarà dura. Perchè andarsela a giocare a Cittadella venerdì sera, con i veneti che dopo aver sbancato il Cibali sono alla disperata ricerca di punti per raggiungere miracolosamente i play out, sarà oltremodo scomodo e impegnativo, laddove invece le altre sono attese da partite che suonano poco più che allenamenti.

Poco male. Non fasciamoci la testa anche se non dovessimo partire , come non partiremo, nei playoff da favoriti o in ottima posizione. Conterà molto di più in questo mini campionato che odora di guerra calarsi bene nella mentalità da guerra da combattere col coltello tra i denti, con la forza della freschezza fisica e mentale.

Visto lo spirito che ha condotto alla remuntada di Pescara ed alla vittoria contro il Carpi, segnali assai incoraggianti per una squadra che ai nastri di partenza non si presenrrerà favorita ma in forte crescita, i Grifoni pare abbiano già mandato a memoria quell’orribile ma efficacissimo sonetto di un letterato, giustamente dimenticato, vissuto a cavallo tra il 500 ed il 600, Claudio Achillini, che (lui, italiano!!) volendo sostenere le truppe di Luigi XIII di Francia che dovevano prepararsi alla riconquista di La Rochelle e Casale giunse addirittura a spronare i bracieri in cui venivano fuse le leghe e prodotte le armi necessarie alle battaglie con il memorabile ‘sudate, o fochi, a preparar metalli’. Facciamo salire alta l’invocazione ai fuochi a sudare di brutto nel preparar metalli per i nostri Grifoni. Che non partiranno favoriti ai playoff, ma che venderanno carissima la pelle contro chiunque.

Anche perché a noi i playoff, più che ad una guerra sportiva ci piace assimilarli ad un conclave.

Dove è risaputo che chi vi entra da Papa, puntualmente ne esce Cardinale.

E viceversa.

Michele ANTOGNONI – TifoGrifo.com

 

Scritto da
il 17/05/2015.
Registrato sotto PERUGIA CALCIO, Primo Piano.

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