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Approfondimento tecnico a cura di Michele Antognoni

Scritto da il 10/05/2015
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Dare a Cesare quel che è di Cesare. E ad Andrea Camplone pure. Perchè l’impresa dell’ Adriatico sarà ricordata per un pezzo. L’allenatore in una squadra di calcio incide tanto nel risultato di una gara, così come nel risultato di un intero campionato. Ben più del 30% stimato da Capello qualche anno fa. Un esempio su tutti: quello banale banale dell’Inter di Mourinho. Con lo Special One in panchina i nerazzurri centrarono addirittura il Triplete, dopo di lui l’Inter è tornata…l’Inter. Nell’impresa di Pescara, Camplone ha inciso in misura non inferiore al 50%, esattamente come ha fatto il suo collega Baroni, ma in negativo. Purtroppo nel finale di stagione al cardioplama di questa serie B, cominciano a incidere ancor più pesantemente gli arbitraggi: Candussio in Livorno Entella e Abbatista in Pescara Perugia rappresentano due deprecabili esempi di come determinare gli esiti delle fatiche e degli sforzi di due squadre di un’intera annata per la voglia di ergersi a protagonisti.
 Torniamo a Camplone. Sotto di due gol e di un uomo a metà ripresa,in una partita del genere a tre giornate dalla fine della regular season, il mister ha sfoderato un 2-5-2 che ha mandato in tilt il Pescara, riprendendolo a casa sua incredibilmente nel giro di dieci minuti. E quando tutti stavamo invocando il cambio di Fabinho con un difensore ( chi scrive addirittura è arrivato persino a brandire una ciabatta fermandosi a due centimetri dallo schermo), il Mister invece non ha toccato nulla e solo per due centimetri di troppo sul tiro alto di Lanzafame al minuto 37′  e per la sciagurata espulsione di Goldaniga comminata da Abbatista  che il sorpasso non si è perfezionato. Applausi, tanti applausi, Mister. A lei ed ai ragazzi. Non capita davvero tutti i giorni la remuntada di un doppio svantaggio in inferiorità numerica fuori casa in uno scontro diretto a tre giornate dalla fine. Buon segno. Ottimo segno.
Buona, molto buona nel complesso la gara dei grifoni: il Pescara che fino a quel momento era stato innocuo, si era portato avanti di due reti ed ha l’attacco migliore del campionato. Per l’elementare ragione che ha in Federico Melchiorri (che nella tecnica, nel fisico e nelle movenze ci ha ricordato tanto quel talento sprecato di Lamberto Piovanelli che Camplone conosce bene per averci giocato assieme) l’attaccante più forte della categoria. Così come elementare appare la risposta al perchè il Pescara, al pari di altre, non l’abbia fatta propria una partita del genere: semplicemente perchè non ha una difesa all’altezza ed un allenatore che seppur bravo e preparato rispecchia nei momenti topici della gara i limiti della propria squadra: un po’ ‘sughero’, come direbbero dalle parti di Piegaro, o un pochino ‘babbo’ per dirla alla genovese.
Perché sopra di due gol e di un uomo a metà ripresa in una partita del genere tu l’avversario hai il dovere se non di tramortirlo almeno di non farlo avvicinare, altrimenti sei per davvero un po ‘babbo’. Sarebbe bastato un pò di possesso palla ( neanche troppo)  e lancio per Melchiorri che addio, mia bella addio. Al cospetto di un Perugia che invece quel possesso palla l’aveva dominato sia prima che dopo aver subito il doppio svantaggio, a rischi zero, sino a quando si è accesa la giocata in verticale sull’asse Pettinari -Melchiorri di cui avevamo già scritto dopo Avellino Pescara, capace di mettere ko perfino il Capitano. Ecco, dispiace particolarmente doverlo sottolineare perchè Comotto sino a quel momento era stato perfetto, come sempre. Per rimediare ad un errore di posizione suo e di Goldaniga che si sono fatti prendere in velocità, in contropiede fuori casa (!) da quel fenomeno di attaccante che si ritrova il Pescara, nel Capitano ( anziché lasciarlo purtroppo partire verso la rere sicura) è prevalso l’istinto assassino del dirensore puro che tanto ci piace: quello che devi passare sopra il proprio cadavere, caro attaccante, prima di segnare. Il problema è però che in una gara del genere, in un contesto del genere, ove oltretutto ti mancavano pure i bombardieri dalla panchina ( Falcinelli e Parigini) pensare di recuperare poi lo svantaggio in inferiorità numerica era più che un miraggio. Anche perché nonostante tutti i centrocampisti fossero bene sul pezzo, là davanti purtroppo Ardemagni la vedeva poco pur dannandosi l’anima, mentre Fabinho (per l’ennesima volta) pascolava e inciampava nel pallone. Basta Fabinho seconda punta, per piacere. Basta. Siamo pronti a farci anche promotori di una petizione popolare. Fabinho, lo ripeteremo sino alla noia, è uno straordinario esterno sinistro in un 4-3-3 o un eccellente quinto di centrocampo su un 3-5-2. Schemi di gioco nei quali, soprattutto nel primo, scevro da obblighi di marcatura e di movimenti troppo complicati o da doti di palleggio e/o di sincronismo coi movimenti del compagno che non sono e non potranno mai essere nelle sue corde, Fabio Ayres si esalta. Quanto si deprime esponendosi a barbine figure giocando seconda punta, allorquando mai protegge un pallone,  quasi mai azzecca il primo stop, quasi mai combina il suo movimento con quello di Ardemagni per partire in velocità nello spazio. E questo fondamentalmente perche Fabinho è uno di quei calciatori ai quali vanno messi dei paletti, altrimenti va in confusione, si perde. Giocare sulla fascia, come insegnava il grande maestro Elio Grassi (altra eccellenza della nostra città) è più semplice, perchè i tuoi movimenti sono obbligati da una linea laterale che ti impone di non andare oltre: finisce il terreno di gioco. E quindi o vai avanti, o ti accentri o arretri. Non hai la libertà di spaziare come chi gioca al centro che ha molte più opportunità di movimento. Che se non hai bene chiaro in testa quello che devi fare (o le caratteristiche fisiche e tecniche per farlo) ti ritrovi per l’appunto a pascolare per il campo. Quanto avremmo dato e quanto daremmo per vedere una coppia d’attacco formata da Ardemagni e Melchiorri o, facendo un gioco con uno degli ultimi attaccanti che ci è capitato di ammirare, una coppia di attaccanti da fantacalcio formata da Melchiorri e Vantaggiato. Basta Fabinho seconda punta, per piacere. Invochiamo a furor di popolo o la soluzione Falcinelli in pianta stabile o Lanzafame che sarebbe devastante e solamente contro la Pro Vercelli è stato chiamato in quel ruolo vicino a Matteo, o Parigini seconda punta vera da affiancare ad Ardemagni.  Già,  perché  Ardemagni intoccabile? Perchè nel 3-5-2 i due attaccanti possibilmente devono stare dentro all’area e lui ci sa stare molto bene, perchè ha un fiuto del gol come nessun altro in biancorosso, perchè è un attaccante al quale sebbene il pallone ( Faraoni, e qualche rara volta Verre, a parte) gli viene servito poco e male non si fa pregare e la schiaffa dentro.
Il pareggio di Pescara significa molto, perchè il Perugia ha ribadito un segnale forte e chiaro al campionato: non sarà facile per nessuno batterci. Per questo fondamentale diventerà la posizione di partenza ai play off.
Venerdì sera arriverà il Carpi, capolista che già da tempo ha messo in freezer il campionato facendo man bassa di ogni tipo di resistenza. Arriverà in un Curi che immaginiamo stracolmo un avversario che non regalerà proprio un bel niente, com’è giusto che sia e com’è nell’indole del proprio tecnico Castori. Ma non regalare nulla non significa ‘aragagnarsi’ su ogni pallone come se fosse l’ultimo, segreto di questa squadra che l’ha condotta a vincere la B con cinque turni d’anticipo.  Perchè a promozione acquisita un conto è giochicchiare sotto ritmo senza esporsi più di tanto e senza neanche affondare più del minimo sindacale. Un altro, ben altro, è raddrizzare una partita,  correre dietro all’avversario nel suo stadio pieno di gente che tutto vuole tranne che gli si rovini la festa.
Ecco, uno dei segreti di una partita come Perugia Carpi di venerdì sera sarà nell’atteggiamento. Sarà determinante applaudire i nostri avversari, offrirgli fuor di metafora ( quindi per davvero) torta al testo, salsicce, vino rosso e un invito collettivo a San Terenziano per Porchettiamo, la rassegna delle migliori porchette d’Italia. E quindi non stimolare affatto ed in nessuna maniera gli avversari a far bene in un clima ostile, fare la nostra partita senza isterismi e nervosismi ma ad un ritmo bello sostenuto. Perchè segnare al Carpi sarà oltremodo difficile, con la difesa che si ritrova, ma se ciò dovesse accadere, i nostri avversari non verranno sangue agli occhi a cercare il pareggio. Non ne avranno tutta questa voglia. Attenzione, perche vincere venerdi non conta per la gloria. Conta tantissimo per avere una buona posizione sulla griglia di partenza al Gran Premio dei Play Off.
E se dovesse essere vittoria venerdì prossimo (autorizzato ogni tipo di scongiuro e gesto scaramantico), taca banda:  musica maestro, come cantava Raffaella Carrà. Perchè significherà aver  trovato la via giusta per la Felicità.
Michele Antognoni – TifoGrifo.com
Scritto da
il 10/05/2015.
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