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Perugia. Esonero-Breda: la piazza è divisa mentre Nesta prende in mano la squadra

Scritto da il 15/05/2018

Presentato oggi, il campione di Lazio, Milan e Nazionale Alessandro Nesta è stato “battezzato” in sala stampa dal presidente Santopadre. Il patron del Perugia ha brevemente delineato le ragioni che lo hanno spinto ad esonerare Roberto Breda. A dispetto delle voci che si sono rincorse in città negli ultimi tre giorni, stando alle dichiarazioni ufficiali, non c’è alcun motivo al di fuori del discorso tecnico e motivazionale alla base di questo cambio in panchina. Santopadre ha chiarito che nelle ultime settimane, a partire dal secondo tempo del derby contro la Ternana, aveva visto i ragazzi fuori forma. Non è chiaro, tuttavia, se psicologicamente o fisicamente, o entrambe le cose. Ringraziando Breda per quanto fatto fino a sabato sera, dunque, il presidente ha salutato a distanza il tecnico veneto, dicendosi certo che capirà la situazione. Parole secche, dure, se vogliamo prevedibili e anche di circostanza, che tuttavia non contribuiscono a fare chiarezza.

La squadra è infatti sulle gambe non certo per colpa della “normalizzazione” apportata da Breda, per altro cercata ed assecondata dalla società a novembre, ma per una condizione fisica deficitaria seguita ad un periodo di circa due mesi e mezzo ad alta intensità, con 26 punti conquistati in 12 partite. La rosa a disposizione, i valori in campo tutt’altro che da squadra di vertice, ad eccezione dell’attacco, gli infortuni e la panchina sempre più corta hanno costretto il tecnico veneto ad improvvisare uno schieramento pensato a limitare quanto più possibile i danni, anche modificando elasticamente il proprio modulo ed adattandolo alla presenza dell’ultimo arrivato, Alessandro Diamanti, schierato in tutti i modi possibili: seconda punta, trequartista e mezz’ala. Quando, infatti, Breda ha rinunciato al 3-4-1-2, tornando al centrocampo a 5, è stato non per eccesso di prudenza ma perché l’ex attaccante della Nazionale si sovrapponeva chiaramente con Cerri, in una zona di campo molto sfruttata da entrambi.

ERA-GAUCCI MOLTO DIVERSA Anche l’indimenticato presidente Luciano Gaucci mandò via Walter Alfredo Novellino poco prima dello spareggio di Foggia contro l’Acireale del giugno 1993, per sostituirlo con Ilario Castagner. è questa l’obiezione principale che muove verso i critici e gli scettici quella parte della tifoseria che sostiene la scelta del presidente Santopadre di esonerare Roberto Breda e mettere sotto contratto Alessandro Nesta. Qualcuno richiama alla memoria anche l’anno dello spareggio di Reggio Emilia, ovvero il 1998, quando i grifoni, ancora con Castagner subentrato ad inizio aprile, raggiunsero il Torino in classifica per poi batterlo nella sfida finale sul campo neutro dello Stadio “Giglio”.

Che Gaucci non fosse certo tenero con allenatori e giocatori è cosa risaputa, a volte anche sbagliando o lasciandosi andare a decisioni ed esternazioni eccessivamente umorali e sopra le righe. Tant’è che nella stagione successiva a quella del duello col Torino di Edy Reja, fu lo stesso Castagner, artefice della promozione in Serie A l’anno prima, a farne le spese, sostituito a febbraio da Vujadin Boskov, scatenando una feroce contestazione da parte della Curva Nord durante un Perugia-Inter, finito 2-1 per i grifoni. Eppure si stenta a ricordare che Big Luciano abbia mai portato in tribuna qualche aspirante allenatore, concedendogli un pass all-area per farlo girare tra tribuna e spogliatoi mentre il tecnico in attività, ignaro di tutto, stava svolgendo la sua conferenza stampa ed annunciando entusiasticamente i programmi di lavoro in vista dei playoff.

PARAGONE NESTA-CASTAGNER FUORI LOGO Diversissimo per sostanza, sebbene simile per le tempistiche, è l’episodio pre-Acireale del 1993, quando la partita da affrontare, da favorita assoluta, era soltanto una, secca, sul neutro di Foggia, vinta sul campo – ma persa a tavolino, come purtroppo sappiamo – da una squadra ben attrezzata, in piena forma e con giocatori di categoria superiore come Pasquale Traini, Michele Gelsi, Massimo Beghetto, Rocco Pagano, Andrea Camplone e Giovanni Cornacchini. Ovvio che quella squadra, a Foggia, avrebbe affrontato gli amaranto siciliani così come sapeva, senza che il cambio di allenatore potesse influire in qualche maniera sulla prestazione. Inappropriato a dir poco, in generale, è il paragone tra Nesta, privo di esperienza da tecnico nel calcio italiano, e Castagner, un allenatore già al tempo super-navigato, eroe del calcio perugino, traghettatore della prima promozione in Serie A nel 1975 ed artefice, assieme al presidente Franco D’Attoma e al direttore sportivo Silvano Ramaccioni, dell’imbattibilità e del secondo posto del 1978-’79. Da un punto di vista ambientale, infatti, la decisione pre-Acireale ebbe un impatto molto diverso sulla piazza. Con l’amato Castagner, la tifoseria, pur rimasta spiazzata dalla mossa del presidente, non risentì più di tanto del “folle” cambio in panchina ed invase con entusiasmo gli spalti dello Stadio “Zaccheria”, assiepato da circa 18.000 perugini.

TIFOSERIA SPACCATA Che si vada a Venezia o a Bari, affronteremo comunque il primo turno degli spareggi promozione in un clima poco sereno, con una tifoseria, per vicissitudini varie, spaccata. Infatti, molto blande sono state le cifre registrate ai tornelli di ingresso dello Stadio “Curi” durante questa stagione, eccezion fatta per il derby, a dimostrazione di una frattura sempre più evidente tra società e pubblico, aggravatasi nel bimestre a guida Giunti. Perché, se è vero che probabilmente sono solo alcuni “sentimentali” a non riuscire a mandare giù il comportamento della società nei confronti di Breda e che alla fine certi episodi nel calcio, come nella vita, ci sono sempre stati, è altrettanto vero che ai difetti e agli errori si rimedia riconquistandosi la fiducia dell’ambiente con i progetti, con gli investimenti, con i risultati e con l’entusiasmo.

Dopo Foggia, il Perugia, colpito al cuore dalla sentenza della CAF, allestì una squadra supercompetitiva ed andò a vincere il campionato di Serie C1 1993-’94. Due anni dopo, salvando l’ossatura di base di quella squadra (Giunti, Braglia, Beghetto, Pagano e Camplone) mise sotto contratto giocatori del calibro di Marco Negri, Massimiliano Allegri, Alberto Briaschi e Pasquale Domenico Rocco, centrando la Serie A con un tecnico esperto come Giovanni Galeone e dando il via alla prima – e fin’ora unica – vera ristrutturazione dello Stadio “Curi” dai tempi della sua costruzione ad opera della Sicel dell’indimenticato Spartaco Ghini nel 1975. Dopo la disastrosa sequenza di cambi in panchina tra Perotti e Bigon nel 1997-’98, con Castagner, il Perugia riagguantò la Serie A grazie alle reti di Sandro Tovalieri e Milan Rapajc. Oggi, invece, che progetti abbiamo? Cambiare ogni anno l’80-90% del parco-giocatori, affidarsi ad allenatori debuttanti, acquistare qualche vecchia gloria a parametro zero, uno stadio comunale in condizioni fatiscenti?

Come ribadito in sala stampa oggi, dietro Nesta non c’è nient’altro che una scelta tecnica dettata da un semplice disaccordo con Breda. Non ci sono cioè grandi investitori esteri o sponsor di alto livello, pronti a scommettere sul Perugia, almeno a breve.

Insomma, pare proprio che, con l’ingaggio del tecnico romano, ci si ritrovi di fronte all’ennesima scommessa, ad un estremo tentativo non programmato allo scopo di riaccendere la speranza in una città disorientata che, pur grata alla società per quanto fatto sino all’estate del 2015, ormai potrebbe essersi stancata di arrivare sempre vicina al traguardo, restando puntualmente a bocca asciutta. Augurandoci, per il bene del Perugia, che un campione pluridecorato come Alessandro Nesta possa riuscire a fare del suo meglio anche da allenatore su questa panchina, restano ancora tante nubi da dissolvere sopra Pian di Massiano.

Andrea Fais – TifoGrifo.com

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