Cittadella-Perugia 1-1. Perugia pari di rigore, con le unghie e con i denti.
Scritto da Redazione il 11/03/2017Di positivo da Cittadella il Perugia riporta “solo” il risultato. Cioè, la cosa più importante, secondo chi ama la concretezza. Va bene così, perché l’1-1 strappato al Tombolato con le unghie e con i denti, intanto va a compensare altre partite giocate bene ma perse e, poi, riporterà anche un po’ di umiltà tra i grifoni, cosa senz’altro utile in vista dell’incontro con il Benevento. L’analisi della partita, comunque, va fatta bene perché il Perugia oggi è apparso sommesso e sotto tono sul piano tattico, delle individualità e dell’approccio mentale. Ha sofferto, la squadra di Bucchi, soprattutto dopo il pareggio nella ripresa, malgrado il solito possesso palla a suo favore. Già nel primo tempo il Perugia ha dato l’idea di non essere in gioco. Una delle partite peggiori dell’anno, forse. Difesa a tre come ad Avellino, ma cambiando gli interpreti il Perugia ha perso in velocità di esecuzione e di impostazione: cioè la manovra stentava già sul nascere e non riusciva a sbarazzarsi dal pressing forsennato dei veneti. Sulle fasce, Mustacchio non sapeva se doveva attaccare o (visto che i veneti puntavano la fascia destra per le loro iniziative) difendere, e veniva sempre preso in mezzo. Brighi e Gnahorè, al centro, praticamente non sono stati mai protagonisti, perché venivano messi in inferiorità numerica o, altrimenti, scavalcati dai lanci lunghi del Cittadella, che puntualmente procuravano ansie alla retroguardia biancorossa. Il Cittadella in mezzo al campo ha combattuto e dominato sulle seconde palle, sulle quali i grifoni non si sono mai tirati su le maniche, segno più evidente di un atteggiamento molle e per certi versi anche presuntuoso. Terrani, schierato trequartista, ha fatto due passi indietro rispetto ad Avellino e non ha convinto, anche se è sua l’iniziativa che ha procurato il rigore dopo un lungo digiuno. La squadra ha giocato senza equilibrio e senza costrutto. Lenta e leziosa la manovra, lontani tra loro i reparti. Il Perugia non ha coperto bene il campo e gli spazi sono stati terreno di conquista dei veneti, cui è bastato opporre una efficace verticalità alla accademica orizzontalità del Perugia. Il pareggio, arrivato praticamente per caso a inizio ripresa, avrebbe potuto (dovuto?) sovvertire il quadro psicologico del match. Invece, il Perugia non è uscito dal guscio e il Cittadella ha guadagnato metri. Gli uomini di Venturato hanno potuto dare continuità ai loro assalti perché i grifoni non riuscivano quasi mai a trasformare gli affannosi rinvii in azioni costruite ad arte e le palle vaganti erano tutte preda dei più scattanti veneti. Con i cambi e il ritorno all’assetto tattico del 4/3/3, il Perugia avrebbe dovuto riguadagnare in equilibrio, ma ci è riuscito solo a tratti, e solo nel finale. Per una ventina di minuti, dopo il pareggio, la sofferenza è stata intensa e solo Brignoli (il migliore in campo) ha tenuto in piedi i suoi. Bucchi in quella fase avrebbe forse dovuto sostituire Fazzi per un difensore in grado di fronteggiare le folate dei veneti, che sono passati al tridente offensivo. Il Perugia si abbassava per stanare il Cittadella, alla fine non riusciva a giocare la palla a terra e a servire i mediani per iniziare l’azione con le geometrie che di solito mette in mostra. Ma, anche se non c’è stata la prova di maturità che Bucchi aveva previsto, il pareggio alla fine è arrivato. Ora, sotto con il Benevento, partirà difficile, dove non saranno ammessi errori, leggerezze e dove serviranno sopratutto bravura tecnica e sicurezze tattiche.
Daniele Orlandi Agenzia Stampa Italia