Grazie Mister, Avanti Grifo
Scritto da Federico Basigli il 04/06/2015
Essere partiti per un viaggio quando si era alle soglie dei playout di serie C ed essersi lasciati vicino alle porte della serie A penso sia essenziale per definire quello che è stato il percorso condotto con Santopadre, Goretti e Mister Camplone in questi due anni e mezzo così belli ed intensi.
Ora che il mister lascia, da “hombre vertical” come suo stile, ed ora che gli altri due dovranno ritrovare un equilibrio con un nuovo allenatore, le prime parole di ringraziamento devono essere proprio per chi se ne va, per Camplone (e Giacomino DiCara), che si è sempre comportato correttamente, senza vendersi come tante prostitute di panchina nei rapporti con stampa e tifosi, cercando il giudizio a cui un allenatore fatalmente è sottoposto solo sulla base di ciò che il campo ha detto. Chapeau.
Secondo posto da subentrante in Serie C1, partendo dalle soglie dei playout, alle spalle dell’imprendibile (in tutti i sensi) Avellino, con il gioco più bello- di osservanza strettamente Galeoniana- che si sia visto da anni a questa parte (e l’errore, credo, fu non far rifiatare la squadra a 3-4 turni dalla fine del campionato, quando si capì che l’Avellino sarebbe salito comunque, e tanto valeva preparare al meglio i playoff).
Un secondo anno col risultato più grande, giocato con più consapevolezza e grande intelligenza. La vittoria col Frosinone a suggellare l’impresa: la Serie B tanto sperata, il ritorno nel calcio che conta.
Infine quest’anno, una squadra costruita discretamente, ma con qualche intoppo: la mancanza di una prima punta più “pesante”, l’investimento più importante- Taddei- rivelatosi un flop clamoroso; la necessità di adottare un altro tipo di gioco che a me non è mai piaciuto (il tiki-taka è una discreta rottura di palle, a mio avviso), ma che in una maratona come il campionato di B può essere più produttivo che iniziare a correre ad agosto e finire a giugno, sebbene specialmente il Carpi abbia dimostrato che una simile impresa è possibile.
Questo è il viaggio fatto col mister, e come lui avrà affinato in questi anni un importante percorso di crescita, così il Grifo gli deve molto nella fase più complicata (vincere in C non è, col dovuto rispetto, vincere in D) della sua rinascita.
Chi si lamenta di questa annata, probabilmente, è uno di quelli a cui “piace vincere facile” (ma più si sale di livello e più vincere è difficile, sarà bene ricordarcelo),
chi si lamenta di questa annata non si ricorda cos’è sempre stata la serie B e con quali giocatori l’abbiamo vinta,
chi si lamenta di questa annata non tiene nella dovuta considerazione la difficoltà di amalgare un gruppo ex novo, e questo è avvenuto in estate ed a gennaio, quando la squadra è cambiata considerevolmente,
chi si lamenta di questa annata dimentica che Falcinelli non è mai stato un bomber, e se ne ha segnati tanti quest’anno, oltre alla bravura sua e a un percorso di crescita in corso, probabilmente c’è anche la capacità di chi lo ha messo in condizione di esprimersi,
chi si lamenta di questa annata dimentica quando in serie C compravamo giocatori come figurine e poi ci ritrovavamo De Giorgio in campo a festeggiare per aver evitato i playout dopo uno schifoso pareggio interno contro il Lanciano,
chi si lamenta di questa annata dimentica che ad arrostire un campionato si fa subito, specie in un contesto livellato come la Serie B,
chi si lamenta di questa annata dimentica che in rosa c’erano tanti prestiti, che sarà il calcio moderno, ma qualcuno in più di proprietà- non tanti, non è più tempo, solo qualcuno- e più vincolato alla società forse non è male, ed ho sentito, non a caso, riflessioni in merito,
chi si lamenta di questa annata dimentica che Ardemagni, Faraoni e Mantovani, giunti a gennaio, erano fermi da parecchio, che anche Rizzo aveva giocato poco e purtroppo si è fatto male proprio quando aveva dimostrato di poter essere essenziale nei meccanismi della squadra, che Lanzafame e Fabinho sono tornati disponibili a campionato abbondantemente in corso.
Poi ci poteva anche scappare la promozione, ma innanzitutto devi essere nella condizione di poterci provare, e 14 squadre (tra cui Bari, Livorno, Catania, per dire) non ci sono nemmeno arrivate; i playoff, poi, te la giochi con formazioni di caratura presumibilmente simile alla tua, in 3 sentenze senza appello. Vincere non è mai facile, a questi livelli.
Se parliamo di punti persi per strada, la B è piena di sorprese. Se parliamo di sconfitte nei playoff, là ci sono molte squadre per pochi posti, ed impiccare un mister per un risultato conseguito in un torneo in cui hai un sesto di possibilità di vincere, con contendenti di valore piuttosto livellato, non è ingeneroso, è da delinquenti.
Se poi vogliamo dire che il Grifo avesse la rosa più forte del campionato, per me i nostri giocatori sono sempre i migliori, ma se poi viene voglia di citofonare (ad esempio) al Cibali e sentire la rosa degli etnei e come è finita la stagione, forse qualche dubbio viene. Oppure guardate dove sono col nuovo allenatore (tolti quei soprammobili di Lopez e Baroni) Bologna e Pescara. Già, il Pescara.
I biancoazzurri erano il peggior avversario che potesse capitare, l’ho detto fin da subito. Li consideravo la scheggia impazzita dei playoff, perché- se in vena- centrocampisti ed attaccanti, in campo ed in panchina, come quelli degli adriatici, in B non li ha nessuno. Col Vicenza, paradossalmente, sarebbe stato più facile (ed infatti è passato il Pescara).
Il Perugia ha fatto una scelta, non so se consapevole o più probabilmente dovuta alla partita dell’avversario: impostare il match sfruttando la possibilità di avere a favore due risultati su tre. Detta così sembra una scelta rinunciataria, eppure era una delle due possibili per passare il turno: l’altra era andare corpo a corpo contro una squadra che, per quanto scarsa dietro, se in giornata sa ben giocare a viso aperto, anzi predilige questo tipo di approccio.
Una scelta come quella fatta dal Grifo, per impostazione, è stata quella che la Juve in Champions ha messo in campo a Torino col Monaco nella gara di ritorno, con pochi pericoli corsi ma terminando 0 a 0, col passaggio del turno rimasto fino al 180esimo sempre sul filo del rasoio. Alla Juve andò bene. Se devo fare un appunto a Camplone, con questa impostazione avrei fatto giocare il primo tempo a Lanzafame (o a Fabinho) al posto di uno tra Ardemagni e Falcinelli, per creare superiorità in mediana e cucire meglio il gioco tra centrocampo ed attacco, lasciando un attaccante per la fase successiva della partita. Ma è una semplice opinione, come ce ne possono essere tante.
Che l’impostazione non fosse poi sbagliata è confermato dal gol dell’1 a 0 di Goldaniga che, in circostanze normali, doveva essere la pietra tombale della partita: nessuno mi toglie dalla testa che se Koprivec non l’avesse rianimata prendendo quel gol ridicolo sarebbe stata la rete vincente. Subito quel gol ci è caduto il mondo addosso. Se c’è un rimprovero da fare, infatti, è che sull’1 a 1 la squadra era come un condannato a morte in attesa della sua esecuzione. Forse è lì che Camplone avrebbe potuto incidere maggiormente coi cambi, ma come? Non so e non ne avremo mai la controprova.
Con Mantovani momentaneamente fuori campo per infortunio (perché anche il destino, certe volte, si diverte a far male) e Crescenzi in gita premio chissà dove nel momento meno indicato, la pugnalata è arrivata da Melchiorri: nonostante fosse pressato da Giacomazzi e Goldaniga, l’assist che ha girato di testa al compagno in occasione del rigore è stato un capolavoro vero. Restava solo la speranza che quel matto del portiere si riscattasse, ma non è finita come a L’Aquila, quando Stillo, parando in penalty, mise un grosso mattone per la promozione del Perugia in Serie B, anche perché Bjarnason non è Inacio Pià.
Game over, e fine della gestione Camplone.
Non so fino a che punto fossero arrivate le crepe all’interno della società (l’episodio di Atzori fu sconvolgente, per come fu gestito), né se tra uomini veri non fossero ricomponibili. Se il rapporto era irrimediabilmente compromesso, purtroppo, è probabilmente meglio così, ma ciò non toglie che a guardare le cose dal di fuori il percorso tecnico non sembrasse esaurito. A me l’addio di Camplone, lo si sarà capito, dispiace tantissimo, perché con gli uomini giusti penso avrebbe potuto dare ancora molto, magari tornando a quel gioco verticale che per miei gusti personali è sempre stato il mio sistema di gioco preferito. A mio avviso il valore aggiunto che può dare un allenatore è importante, ma ancora più fondamentale è la capacità “di non fare danni”. Camplone è stato bravo sia in un verso che nell’altro, caratterizzando le tre annate con una impronta di gioco fin da subito ben chiara e “andando oltre” quando l’avvitarsi in polemiche sarebbe stato facile e drammatico (vicenda Atzori). Sarei andato avanti con lui, ma non posso che accettare, pur non condividendola, la scelta di Santopadre, il mio Presidente. E sperare che la nomina del successore sia azzeccata. Si volta pagina.
Grazie Andrea, grazie Giacomino ed in bocca al lupo per il futuro.
Due parole sulla vicenda di Goretti? Giusto due. Ha detto una frase equivoca che sicuramente non rispecchia il suo pensiero. La forzatura che se ne è fatta non ha alcun senso, se non quello di aver qualcosa di cui (s)parlare prima che altre notizie più importanti la sotterrino. Io per mio costume non impicco una persona ad una parola, anche perché di vivi ne rimarrebbero davvero pochi. E di comportamenti, altro che parole, assurdi e delinquenziali ne abbiamo visti prima della rinascita di questi ultimi anni.
Rispetto a Goretti io posso avere dubbi, sulla persona, vedendo la vicenda delle scommesse nel tennis (e la magistratura farà il suo corso) e, sul professionista, su alcune interpretazioni del suo ruolo (che possono aver portato anche alla separazione con Camplone). Ma ritengo che contestarlo per questo episodio sia ridicolo ed a mio avviso anche lamentarsi delle campagne acquisti è piuttosto opinabile, dato che ha sempre operato bene in sede di campagna acquisti (compatibilmente col budget).
Ed ora, iniziamo a costruire il Perugia che verrà. A proposito: quando si fa l’abbonamento?
I tifosi di calcio parlano in questo modo: i nostri anni, le nostre unità di tempo vanno da agosto a maggio (giugno e luglio non esistono neanche, soprattutto negli anni dispari, che non hanno i mondiali o gli europei). Chiedetici quale è il periodo migliore o peggiore della nostra vita e il più delle volte vi risponderemo con un numero a quattro cifre – 66/67 per i tifosi del Manchester United, 67/68 per quelli del Manchester City, 69/70 per quelli dell’Everton e così via – recante nel mezzo un silenzioso trattino, unica concessione al calendario in uso nel resto del mondo occidentale. Ci ubriachiamo l’ultimo dell’anno, come tutti, ma in realtà è dopo la finale di Coppa, in maggio, che facciamo ripartire il nostro orologio interiore, e ci lasciamo andare alle promesse e ai rimpianti e agli impegni di rinnovamento che le persone normali si concedono alla fine dell’anno tradizionale.
(Nick Hornby, Febbre a 90)
Forza Grifo!
Federico Basigli – TifoGrifo.com