Una grande festa per celebrare il poker della Sir. In oltre mille in piazza per il Grande Slam Party
Scritto da Redazione il 02/07/2026 
Quattro trofei conquistati nell’arco di una sola stagione, uno più pesante dell’altro, meritavano senza dubbio una celebrazione all’altezza. E anche quest’anno la Sir Susa Scai Perugia non ha tradito le attese, varando il Grande Slam Party, concedendo il bis dopo l’esperienza dello scorso anno.
Analoga è la location, Piazza IV Novembre, diverso è il tema. Trecentosessantacinque giorni fa si festeggiava la conquista della prima Champions League della storia, questa volta il fatto di essere Campioni di tutto.
A non tradire le attese è stato anche il popolo bianconero: in oltre mille sono accorsi per rivivere le emozioni di un’annata storica e difficilmente ripetibile.
Ad introdurre la serata è neanche a dirlo il presidente Gino Sirci: “Come si dice dalle nostre parti si è messo più fieno che paglia. C’è sempre qualcosa di meglio ma di meglio quest’anno di più non si poteva sperare. Quello che è arrivato è qualcosa di incredibile. Questa festa dobbiamo godercela, celebrarla, viverla. Perché Perugia siamo noi”.
Il patron ha poi definito i trofei presenti sul palco come “una selva di coppe. Giusto per far capire l’entità del raccolto. Poco avevamo vinto finora ma poi siamo arrivati noi e la storia è cambiata”.
GLI APPLAUSI E I RINGRAZIAMENTI DELLE ISTITUZIONI
La Presidente della Regione Umbria
Stefania Proietti non nasconde il suo entusiasmo: “Abbiamo vinto tutto quello che si poteva vincere. Questa squadra dimostra che la nostra regione sa farsi vedere, riconoscere. Sa volare più alto di qualsiasi altro. Possiamo dirlo caro presidente grazie alla tua splendida follia. Grazie a tutti, compresi i tifosi che hanno contribuito a portarci sul tetto del mondo. L’Umbria vince e vincerà sempre”.
Sulla stessa lunghezza d’onda anche la sindaca Vittoria Ferdinandi: “Questa squadra per un anno intero ci ha fatto emozionare e vincere. Facciamo un applauso enorme a chi sta portando Perugia sul tetto del mondo. Grazie all’uomo meraviglioso che è il coach, perché conta anche come si vince. Angelo ha insegnato a tutti come si fa”. Poi si rivolge ancora ai supporters: “I più belli siete stati voi. Vedere quella curva a Torino piena di gente che ha attraversato tutta Italia per sostenere questa squadra è fantastico”.
Anche l’Assessore allo Sport Pierluigi Vossi esalta l’operato di Gino Sirci: “Una delle tue vittorie più grandi è aver creato una comunità di famiglie che si sono innamorate della pallavolo. Grazie a voi i bambini hanno capito che da solo il talento non basta. Serve tanto sacrificio”.
LA SORPRESA
I trionfi dei Block Devils sono stati anche raccontati in libro intitolato “La storia siamo noi, la leggenda continua”, edito da Calzetti e Mariucci. La sua uscita è prevista per la prossima settimana.
La prefazione è stata scritta dal professor Elmo Mannarino, da sempre vicino alle vicende di casa Sir: “Questo volume non è che la sintesi della favola di questo club. Lo scopo è documentare che dietro tutto questo ci sono le persone. In primis Gino. E noi abbiamo testimoniato ciò che ha saputo fare”.
Il libro è stato scritto dai ragazzi dell’Academy e Antonello Ferroni, presidente dell’USSI Umbria, spiega come si è giunti a questo progetto: ” Con l’avvento dell’intelligenza artificiale il giornalismo fa un po’ di fatica e abbiamo deciso di istituire questa struttura. Abbiamo trovato in Sirci un supporto fondamentale per quello che rappresenta un esame finale”.
LA PAROLA AI PROTAGONISTI
Uno degli artefici principali è il coach Angelo Lorenzetti, forse mai così esplicito: “Siamo i campioni di tutto. Naturalmente insieme allo staff e alla squadra. Abbiamo trasformato la quotidianità in qualcosa che resta. Non vogliamo gonfiarci il petto. Grazie a chi ha esultato, fatto il girotondo con noi. Ora ricominciamo. E vogliamoci sempre bene”.
Chiude ancora una volta Gino Sirci: “Il nostro capitale è la gente. Ancor più dei soldi. Ora ricominciamo, non siamo più abituati alle sconfitte. Questo pubblico deve incrementarsi perché non ci accontentiamo”.